“Il giardinaggio è un’attività che ho imparato nella mia giovinezza quando ero infelice. Forse devo ai fiori l’essere diventato un pittore.”
Monet ha vissuto per quarant’anni in questa splendida casa dedicandosi alla pittura e al giardinaggio: il salotto di lettura, la sala da pranzo gialla, la cucina caratterizzata dalle maioliche bianche e azzurre, il piccolo salone blu con la sua collezione di stampe giapponesi, l’atelier dove creava i suoi capolavori, le stanze della vita privata, tutto parla di lui. Così come parla di lui il famoso giardino che circonda la casa, creato dall’artista/giardiniere, ricco di piante “nostrane” ed esotiche. Un tripudio di profumi e colori il luogo in cui il pittore ha trascorso anni fondamentali della sua vita e della sua carriera artistica. Salici, rose, iris, le celebri ninfee e altri mille fiori si rincorrono nella luce e sciolgono i loro contorni nel riflesso dell’acqua del laghetto, all’ombra del ponticello giapponese che compare in innumerevoli tele e davanti al quale Monet ha composto alcune delle opere più ispirate e più anticipatrici della sua carriera. Un luogo che incanta, un’opera d’arte vivente, proiettata e moltiplicata all’infinito nelle decine di splendide tele scaturite dall’amore ostinato tra un vecchio artista e la natura.
“Mi ci è voluto molto tempo per capire le mie ninfee. Le avevo piantate per il gusto di piantarle, e le ho coltivate senza pensare di ritrarle… Non si assorbe un paesaggio in un solo giorno… E poi, all’improvviso, ho avuto la rivelazione dalle fate del mio stagno. Ho preso la mia tavolozza. Da allora, non ho avuto altri modelli.” (Claude Monet)
A cura di Angelica Gimbo