Alberto Burri è tra gli artisti materici più importanti del mondo. I suoi esordi suscitarono scetticismo e aspre critiche; oggi è considerato un maestro, protagonista di punta dell’Informale. Sacchi, materiali consunti, legni, plastiche bruciate sono la materia nella quale si identifica la vita, la sofferenza, la morte perché, come scrisse Maurizio Calvesi, “Burri è riuscito, forse per l’ultima volta, a portare la vita nell’arte”. Dopo aver “incontrato” Burri a Gibellina avremo modo di parlare più ampiamente delle sue opere che contengono simbolismi e metafore sul destino dell’uomo. Lo ritroveremo a Città di Castello che, pur non avendo prodotto una scuola d’arte locale, ha visto passare Raffaello e Signorelli, Vasari e Rosso Fiorentino e questo grande protagonista dell’arte. In un antico palazzo rinascimentale è raccolta una prestigiosa collezione di 130 opere donate dal maestro alla sua città natale. E l’accostamento risulta tutt’altro che stonato. Perché l’arte, di qualunque epoca, ha percorsi misteriosi che valicano i secoli e perché Burri, che ha allestito il suo museo in prima persona, è riuscito a tessere un dialogo serrato tra le antiche stanze e le sue opere.
A cura della dottoressa Andreina Ciufo
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