Pochi anni prima della rivoluzione cubista e dopo essersi lasciato alle spalle l'eredità dell'impressionismo, Picasso attraversò uno dei momenti più toccanti del suo itinerario artistico. Agli albori del Novecento la sua pittura si tinse di blu. Avvolte nel blu apparvero figure di mendicanti e derelitti, famiglie di girovaghi, madri prostrate con i figli stretti al petto. Un'umanità emarginata nello spazio e nel tempo, afflitta da miseria e solitudine. Il periodo blu coincise con una fase difficile della vita di Picasso, segnata, fra l'altro, dalla povertà. Poi, nel 1904, il dolore si sciolse in una nota sottilmente malinconica e il colore blu lasciò il posto al rosa. Le figure che popolano il periodo rosa sono quelle dei saltimbanchi e degli acrobati del circo, degli arlecchini e di quei nudi maschili e femminili, color terracotta, memori della scultura antica di matrice mediterranea, arcaica e classica. Entrambi i periodi coprono circa cinque anni, alla fine dei quali inizia quella ricerca del nuovo che esploderà con le Demoiselles d'Avignon. Sono anche gli anni in cui il giovane Picasso oscilla tra il legame con Barcellona e l'attrazione per Parigi, fino a scegliere la capitale francese come teatro della sua spericolata e geniale sperimentazione, durata, in verità, tutta la vita
A cura della dottoressa Andreina Ciufo
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