Quello che invidio ai giapponesi è l’estrema limpidezza che ogni elemento ha nelle loro opere […]. Le loro opere sono semplici come un respiro, i giapponesi riescono a creare figure con pochi tratti, ma sicuri, con la stessa facilità con la quale noi ci abbottoniamo il gilè…
(Vincent Van Gogh)
Kimono, porcellane Ming, ventagli di seta, xilografie Ukiyo-e sono solo alcune delle raffinate espressioni dell’arte giapponese che tra Ottocento e inizio Novecento incantarono l'Occidente.
Philippe Burty - incisore e critico francese - coniò il termine Japonisme per indicare questo straordinario fenomeno, certamente favorito dalle Esposizioni Universali ma anche dall’apertura di negozi specializzati e dalla circolazione di pubblicazioni e stampe. Il Giappone si apriva al mondo attraverso l’arte e il mondo rimaneva affascinato dai valori cromatici e spaziali, dalle linee, dal taglio delle opere dei maestri orientali; pregiate espressioni di tecnica e stile che da questo momento in poi influenzeranno, tra gli altri, impressionisti e postimpressionisti, Gauguin e i Nabis. L'estetica giapponese con il suo fascino senza tempo permeò ogni aspetto della cultura, ispirò artisti, letterati, architetti nonché vetrai, decoratori e famosissimi argentieri. Un viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca di valori, segni, simboli e l’innegabile fascino del mondo fluttuante.
A cura della dottoressa Elisa Fabrizi
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