Via Girolamo Savonarola 17, Roma

CASE DI ARTISTI
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CASE DI ARTISTI

Ciclo di conferenze on line

15/12/2020

“Se potessi ti comprerei una casa grande enorme capace di contenere la tua anima e la riempirei con tutti i tuoi sogni grandi e piccoli.” (David Grossman)

 

Le case “raccontano” chi ci abita: minimaliste, ridondanti, trascurate, impeccabili, colorate, bianche, comunque esse siano, parlano di noi. E saranno proprio le loro case a “raccontarci” grandi artisti che avremo modo di conoscere quindi da una prospettiva diversa sbirciando  nella loro intimità, nella loro quotidianità,  tra gli affetti familiari e gli amici,  tra i loro hobby e le loro opere che talvolta dalla casa stessa traggono ispirazione.

Un viaggio nel mondo attraverso le case, che abbiamo riscoperto come centro dell’esistenza ancora di più in questo ultimo periodo. 

Tra case visitate nei nostri viaggi, altre.…in attesa di essere visitate e altre al momento non accessibili.

 

Venerdì 8 gennaio - ore 18.15

LA CASA DI GIACOMO BALLA

“Dalla conchiglia si può capire il mollusco, dalla casa l’inquilino.” (Victor Hugo)

Decisamente calzante la frase di Victor Hugo per la casa di Giacomo Balla, a Roma nel quartiere Prati. Il grande pittore futurista ci visse con le figlie Elica e Luce, per circa 30 anni fino al 1958. Una dimora, che è un autoritratto di Balla,  fatta di colore; un colore che abbaglia e coinvolge e rispecchia uno dei punti che l’artista  teorizzava nel suo “Manifesto del colore” del 1918 "La pittura futurista italiana, essendo e dovendo essere sempre più una esplosione di colore non può essere che giocondissima, audace, aerea, elettricamente lavata di bucato,dinamica, violenta, interventista.”

Una casa dove la presenza dell’artista è incombente: le mura e i soffitti tappezzati dai suoi dipinti.  E poi paralumi, paraventi e appendiabiti, arazzi e pergamene quadri e cornici, fiori, ceramiche, piastrelle e vestiti. Nel 1920 comparve più volte sul giornale “Roma futurista”  questo annuncio «Visitate la casa futurista di Balla. Ogni domenica dalle 15 alle 19». Ed era lo stessoartista che accoglieva gli ospiti per una vera e propria immersione nel Futurismo. Purtroppo a noi  questo privilegio  è negato. La Casa infatti, non è   visitabile per controversie legali tra gli eredi e lo Stato.

“Bisogna pulire la tavolozza, schiarire gli ambienti, colorare, illuminare; così anche le idee di chi vive tra colori luminosi, chiari, saranno più belle”. (Giacomo Balla)

 

A cura di Valeria Danesi

 

Martedì  12 gennaio - ore 18.15

LA CASA AZUL DI FRIDA KALHO

“Dipingo i fiori per non farli morire.” (Frida Kahlo)

L’arte di Frida Kalho può piacere o non piacere. Può coinvolgere o lasciare perplessi. Ma è innegabile che  difficilmente lascia indifferenti. Frida è una figura di spicco che ha avuto un ruolo essenziale nell’arte del Novecento. Una vita di grandissime  sofferenze e una forza fuori dal comune dalle quali sono scaturite opere di grande fascino che parlano di lei. E parla di lei la sua casa, una esplosione di colori che contrastano con le sue sofferenze. Intorno alla casa un giardino ricco soprattutto di piante tropicali,  un luogo incantato per combattere  la sua quasi immobilità vissuta nel letto dal quale dipingeva. Colori che ritroviamo nella sua arte grazie alla quale riusciva ad evadere  dalla sua “prigionia”. Colori  accesi,  sgargianti , luminosi, nelle camere, nel suo studio, nella sala da pranzo, nella cucina dove predominano il blu e il giallo. Colori  che riportano alla tradizione messicana, all’ intimità familiare, al gusto per il cibo, all’amore. Quell’amore profondo, appassionato e tormentato che  legò  questa rivoluzionaria artista a Diego Rivera

“Per i grandi cuori che muoiono nel corpo ma che continuano a battere nel respiro della notte, non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni e temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore, nascosto, di struggente bellezza.” (Frida Kahlo)

 

A cura di Giulia Pollini

 

Venerdì  15 gennaio - ore 18.15

LA CASA DI KAREN BLIXEN

“Una stanza o una casa diventa sempre simile a chi vi abita. Perfino la grandezza di una stanza varia a seconda della grandezza del cuore.” (Khalil Gibran)

Ci spostiamo nel mondo della letteratura per incontrare nella sua casa in Danimarca  un personaggio di grande fascino,una  grande scrittrice di fama internazionale. Karen Blixen, dopo un lungo periodo avventuroso trascorso in Africa e un grande amore, Denys Finch Hatton,  tornò, nel 1934, nella casa della sua adolescenza e vi restò fino alla sua morte, avvenuta nel 1962. Sempre a corto di denaro, l’avventurosa autrice de “La mia Africa”, delle “Sette storie gotiche”, de “Il pranzo di Babette” salvò la sua casa sull'Oresund con un appello ai danesi, affinché versassero una corona ciascuno. Custodita alla perfezione, la bella casa vicina al Baltico contiene memorie e scritti della Blixen e un arredamento, una commistione di stili legati alla Danimarca e all’Africa,  che è il suo ritratto: cimeli appartenuti alla sua famiglia, ricordi provenienti dall’ Africa, oggetti ridecorati  o dipinti da lei, stufe a legna recuperate in alcuni manieri danesi, tanti specchi che la scrittrice amava molto.  E la natura che entra nella casa. “Penso che i fiori siano uno dei miracoli dell’esistenza” affermavala Blixen. E anche oggi, ogni ambiente è arricchito, come ai suoi tempi, da composizioni floreali ispirate a quelle che la scrittrice, appassionata di fiori, amava creare dando risalto più che alla forma alla combinazione di colori. Una passeggiata nel grande parco, diventato una riserva naturale per volontà della Blixen, porta alla sua tomba, protetta dai rami di un grande faggio. 

“Tutti i dolori sono sopportabili se li si fa entrare in una storia, o se si può raccontare una storia su di essi.” (Karen Blixen)

 

A cura di Maria Clara Bartocci

 

Giovedì  21 gennaio - ore 18.15

LA CASA DI GEORGIA O’ KEEFE

“Mentre mi arrampicavo e camminavo tra le rovine, ho trovato un patio con una casa molto carina e un secchio per attingere l'acqua. Era un patio di buone dimensioni con un lungo muro con una porta su un lato. Quel muro con una porta era qualcosa che dovevo avere”

Visitare la casa di Georgia O’ Keefe , ci permetterà di conoscere questa grande artista. Il cromatismo ardito della O’Keeffe muta oggetti e forme della natura in meravigliose epifanie e ne svela la bellezza nascosta. La carica innovativa che seppe portare nella pittura americana,  riuscì a liberarla dalla dipendenza da quella europea. La sua pittura trae parte dell’originalità dal confronto con la fotografia. Seguiremo il percorso artistico e umano, indissolubilmente legato al rapporto appassionato e turbolento con il marito  Alfref  Stieglitz, di una delle più importanti artiste statunitensi, figura iconica del XX secolo. Proprio per allontanarsi, almeno fisicamente, dalla figura carismatica ma incombente di Stieglitz, Georgia decise di abbandonare la sfavillante New Yok per trascorrere lunghi periodi nel New Mexico dove si stabilì definitivamente alla morte del marito, nella sua casa di Abiquiú Affascinata dalla bellezza dei  paesaggi grandiosi del deserto scriveva in una delle sue 25.00 lettere al marito “Vorrei che tu potessi vedere quello che vedo fuori dalla mia finestra”, una scogliera di terra rosa e gialla al nord […] alcune colline rosa e viola di fronte e dei sottili cedri opachi, una sensazione di grandezza, è davvero un bel mondo qui”. La degenerazione maculare le causò gravi problemi di vista ma, attingendo ai suoi ricordi,  continuò a dipingere e negli ultimi anni a realizzare sculture, fino a quando morì a 99 anni.

"E’ soltanto per selezione, per eliminazione, per enfasi che si arriva al vero significato delle cose […] Voglio creare l’equivalente di quello che sento quando lo guardo, non una copia di esso" (Georgia O’ Keefe)

 

A cura di Andreina Ciufo

 

Lunedì 25 gennaio - ore 18.15

LA CASA DI MONET

“Il giardinaggio è un’attività che ho imparato nella mia giovinezza quando ero infelice. Forse devo ai fiori l’essere diventato un pittore.” 

Monet  ha vissuto per quarant’anni  in questa splendida casa dedicandosi alla pittura e al giardinaggio: il salotto di lettura, la sala da pranzo gialla, la cucina caratterizzata dalle maioliche bianche e azzurre, il piccolo salone blu con la sua collezione di stampe giapponesi,  l’atelier dove creava i suoi capolavori,  le stanze della vita privata, tutto parla di lui. Così come parla di lui il  famoso giardino che circonda la casa, creato dall’artista/giardiniere, ricco di piante “nostrane” ed esotiche. Un tripudio di profumi e colori il luogo in cui il pittore ha trascorso anni fondamentali della sua vita e della sua carriera artistica. Salici, rose, iris, le celebri ninfee e altri mille fiori si rincorrono nella luce e sciolgono i loro contorni nel riflesso dell’acqua del laghetto, all’ombra del ponticello giapponese che compare in innumerevoli tele e davanti al quale Monet ha composto alcune delle opere più ispirate e più anticipatrici della sua carriera. Un luogo che incanta, un’opera d’arte vivente, proiettata e moltiplicata all’infinito nelle decine di splendide tele scaturite dall’amore ostinato tra un vecchio artista e la natura.

“Mi ci è voluto molto tempo per capire le mie ninfee. Le avevo piantate per il gusto di piantarle, e le ho coltivate senza pensare di ritrarle… Non si assorbe un paesaggio in un solo giorno… E poi, all’improvviso, ho avuto la rivelazione dalle fate del mio stagno. Ho preso la mia tavolozza. Da allora, non ho avuto altri modelli.” (Claude Monet)

 

A cura di Angelica Gimbo

 

Venerdì 29 gennaio - ore 18.15

LA CASA DI KANDINSKY

“Tanto più scuro è l’azzurro tanto più esso attira l’uomo nell’infinito, risveglia in lui la nostalgia del puro e, in fin dei conti, del soprasensibile. È il colore del cielo come noi ce lo immaginiamo al suono della parola cielo.”  

In effetti quella che è conosciuta come la casa  di Kandinsky apparteneva alla pittrice Gabriele Münter,  allieva e poi sua  compagna di vita; e nella Münter Haus i due artisti vissero per cinque anni nei mesi estivi. Un luogo  splendido e di grande suggestione denso di memorie artistiche. La pittrice si era innamorata del piccolo borgo di Murnau am Staffelsee e insieme a Kandinsky progettarono il giardino , arredarono l’abitazione e decorarono i mobili con i loro dipinti . La casa, che gli abitanti del borgo chiamavano Russianhaus, “la Casa del russo”,  fu frequentata da artisti, compositori e filosofi divenendo un vero e proprio polo culturale,  luogo di incontro soprattutto  di quel gruppo internazionale di artisti noto sotto il nome di Der Blaue Reiter, il Cavaliere Azzurro.  Il paesaggio idilliaco, la campagna, il borgo, le Alpi che vedevano dalle finestre, la luce, i colori, la casa stessa e il giardino furono fonte di ispirazione per entrambi. Dopo la loro separazione, che coincise con lo scoppio della prima guerra mondiale,  Gabriele ritornò nel 1936 nella casa dove aveva nascosto, dietro finti muri di un seminterrato,  numerosi dipinti, moltissimi di Kandinky, per sottrarli ai nazisti. Nella Münter Haus si respira l’atmosfera pre bellica nella quale hanno vissuto Kandinsky e la sua compagna e conserva numerose opere dei due artisti

“Mi sembrava che l'anima viva dei colori emettesse un richiamo musicale, quando l'inflessibile volontà del pennello strappava loro una parte di vita.” (Kandinsky)

 

A  cura di Caterina Brazzi Castracane

 

Informazioni pratiche:

Costo a persona per l’intero ciclo di 6 video conferenze € 50,00

Appuntamento ore 18.15 – inizio conferenza ore 18.30 |  Durata di ciascun incontro un’ora circa

Da prenotare entro il 4 gennaio

 

La partecipazione ai nostri 'incontri' avverrà attraverso la piattaforma Zoom (https://zoom.us/), un'applicazione semplicissima da utilizzare e che potrete scaricare gratuitamente sui vostri dispositivi (computer/smartphone/tablet e ipad).

Chi acquisterà la partecipazione agli incontri, riceverà una email, a ridosso delle date previste, con un link: basterà cliccarci sopra nel giorno e nell'ora fissata per prendere parte alla video conferenza in completa sicurezza.

A tutti gli iscritti sarà inviato dopo ogni conferenza un link temporaneo che permetterà, per i successivi sette giorni, di recuperare la conferenza per chi non l’ha potuta seguire in diretta o per chi la vuole rivedere

 

Dati per il bonifico:

IBAN: IT40P0200805180000400114560

Intestato a Bell’Italia 88 srl